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Tensions, disagreements and disputes over the decades between the Ukrainian Catholic churches and the Vatican. (In Italian)

16 June, 13:01
Tensions, disagreements and disputes over the decades between the Ukrainian Catholic churches and the Vatican. (In Italian) - фото 1
Not only the Russian war of aggression must be resolved but also the problems in the relationship of these communities with the Holy See

Source: Il Sismografo

Nelle posizioni vaticane sulla crisi Ucraina-Russia vi sono molte controversie e tensioni tra la Santa Sede e le comunità cattoliche ucraine dei 4 diversi riti liturgici (latino, ruteno, armeno e greco-cattolico). Molte di queste divergenze storiche e più recenti non sono state affrontate correttamente. L'abbraccio Kirill-Francesco a La Habana (2016) è stata un'occasione persa. Anche di tutto ciò si è avalso Putin per aggredire l'Ucraina.

L'altro ieri abbiamo publicato un testo importante, diffuso sull'importante sito cattolico ucraino "Risu" a firma del prof. Myroslav Marynovych, Vice rettore dell'Università Cattolica ucraina di Leopoli (UCU). Nel titolo nostro abbiamo riassunto la rilevanza del testo: "Papa Francesco ascolta per due ore amici ucraini e argentini e risponde alle critiche sulle sue posizioni sulla guerra contro l'Ucraina e racconta particolari inediti. Molte novità e sorprese". [1]

L'incontro con il Papa l'8 giugno scorso a Santa Marta

Il racconto del prof. Marynovych rende pubblico, in modo organico e autorevole, un incontro con il Santo Padre, lo scorso 8 giugno a Santa Marta, di persone ucraine e argentine - quattro in totale - che avevano chiesto tempo fa di essere ricevuti dal Papa per parlare, appunto, sulla guerra contro l'Ucraina da parte della Russia, sulle critiche contro Francesco e sui dintorni storici e religiosi di questo conflitto.

Tra loro, oltre a Yevhen Yakushev e Denys Kolyada, c'era una persona argentina da molti anni vicinissima a Francesco, di nome Alejandro, e quindi vero factotum dell'evento. C'era anche il prof. ucraino M. Marynovych che così spiega come e perché il gruppo è arrivato dal Santo Padre mercoledì 8 giugno:

"Essendo un buon amico del Papa ad Alejandro addolora che la società ucraina percepisca alcuni passi di Sua Santità in modo ambiguo. Così ha deciso di creare una piattaforma di comunicazione informale sulla questione. Inoltre, attraverso di lui, il Papa ha ricevuto diverse lettere da alcune istituzioni pubbliche e da responsabili religiosi e comunitari. Tra quelle lettere ce n'era una del già citato Denys Kolyada. Questa lettera è stata particolarmente gradita al Papa, essendo scritta con grande sincerità e giovanile entusiasmo. Il Papa gli ha risposto personalmente e con grande umiltà. Così è cresciuta la simpatia e la fiducia, rendendo possibile questo incontro."

Il prisma russo (del Vaticano)

La narrazione evidenzia in modo chiaro l'esistenza di un lungo, delicato e complesso rapporto fra l'Ucraina e la Santa Sede. Il prof. Marynovych che racconta di aver detto a Papa Francesco che il Vaticano guarda e ha sempre guardato l'Ucraina attraverso "un prisma russo". In concreto l'accademico ucraino sottolinea di aver fatto osservare a Papa Bergoglio:

"L'Ucraina è stata vista per molto tempo attraverso il prisma russo, in particolare in Vaticano. (...) E' ingiusto guardarli attraverso il prisma della propaganda informativa dell'aggressore. Pertanto, è giunto il momento per il Vaticano di sviluppare una propria politica ucraina, quella non derivata dalla sua politica nei confronti della Russia".

Il prof. Marynovych è uomo con una storia personale dolorosa alle sue spalle. Dopo molte dure lotte a favore dei diritti umani e civili in Ucraina, ai tempi dell'Unione Sovietica, finì incarcerato 10 anni in un campo di prigionia per dissidenti. Il 15 febbraio 2015, più di sette anni fa, il prof. Marynovych, in un articolo pubblicato su "Risu" già diceva :

"Persino ora, lamentando le terribili perdite umane, il Papa non dice una parola sulla Russia come aggressore e prima vera causa di queste perdite”.

Francesco il 4 febbraio 2015

Lo studioso ucraino si riferiva a quanto il Papa aveva detto mercoledì 4 febbraio 2015 al termine dell'Udienza generale:

"Ancora una volta il mio pensiero va all’amato popolo ucraino. Purtroppo la situazione sta peggiorando e si aggrava la contrapposizione tra le parti. Preghiamo anzitutto per le vittime, tra cui moltissimi civili, e per le loro famiglie, e chiediamo al Signore che cessi al più presto questa orribile violenza fratricida. Rinnovo l’accorato appello affinché si faccia ogni sforzo – anche a livello internazionale – per la ripresa del dialogo, unica via possibile per riportare la pace e la concordia in quella martoriata terra. Fratelli e sorelle, quando io sento le parole “vittoria” o “sconfitta” sento un grande dolore, una grande tristezza nel cuore. Non sono parole giuste; l’unica parola giusta è “pace”. Questa è l’unica parola giusta. Io penso a voi, fratelli e sorelle ucraini … Pensate, questa è una guerra fra cristiani! Voi tutti avete lo stesso battesimo! State lottando fra cristiani. Pensate a questo scandalo. E preghiamo tutti, perché la preghiera è la nostra protesta davanti a Dio in tempo di guerra."

Una perplessità e un dolore sottovalutato negli ultimi anni

Il vice rettore, 7 anni fa, così comentava la posizione del Papa (le parole sopracitate) e della diplomazia vaticana:

Per molti diplomatici vaticani la Chiesa ucraina è divisa, ingenua, poco esperta in diplomazia, non esiste come centro di potere. E’ solo un guastafeste che crea problemi nelle relazioni con l’unico centro di potere nella nostra area, il Patriarcato di Mosca. E i chiari scandalosi peccati del Patriarcato di Mosca non fanno problema ai diplomatici; lo considerano prioritario finché resta influente nelle relazioni fra chiese." Poi l'accademico spiegava: "Così il Papa, un bravo pastore e un’autorità morale, è obbligato a essere un diplomatico cauto che teme di dare un nome alla causa delle pene che il suo gregge sta soffrendo. Il Vaticano, silenzioso sull’aggressione militare russa contro l’Ucraina, si rifiuta di prendere una posizione. Persino ora, lamentando le terribili perdite umane, il Papa non dice una parola sulla Russia come aggressore e prima vera causa di queste perdite”.

Queste prese di posizioni del prof. Myroslav Marynovych nel 2015, ancora oggi Vice rettore dell'Università Cattolica ucraina di Leopoli, sono molto utili per capire bene la conversazione che ha avuto insieme ad altre 3 persone con il Papa l'8 giugno scorso. Il professore ucraino precisa diverse questioni che abbiamo voluto sintetizzare così:

a) La disponibilità di Francesco

"Possiamo parlare su tutto quanto abbiamo bisogno"; parole che hanno testimoniato inequivocabilmente che il Papa ha voluto ascoltarci e comprendere tutte le peculiarità della percezione ucraina. Così, noi ucraini ci siamo alternati per parlare rispettosamente, analizzando allo stesso tempo apertamente le ragioni dell'atteggiamento critico di molti ucraini nei confronti della posizione del Vaticano sull'attuale guerra russo-ucraina, nonché verso alcuni passi della solidarietà dello stesso Papa.

b) Il Vaticano ora deve avere una sua politica riguarda l'Ucraina ... Non più il prisma russo

Abbiamo parlato, tra l'altro, sull fatto che la Russia usi sia le armi sia le false informazioni. L'Ucraina è stata vista per molto tempo attraverso il prisma russo, in particolare in Vaticano. Tuttavia, la scelta cristiana a favore degli offesi significa che è ingiusto guardarli attraverso il prisma della propaganda informativa dell'aggressore. Pertanto, è giunto il momento per il Vaticano di sviluppare una propria politica ucraina, quella non derivata (contaminata) dalla sua politica nei confronti della Russia. Per molto tempo, il popolo ucraino ha vissuto nel crepuscolo. Oggi chiediamo al Papa di aiutarci a diventare un popolo di luce. Il popolo ucraino non ha potuto essere il soggetto della propria storia, ma ora sta combattendo per questo, pagando un prezzo alto. Fino a poco tempo fa, altre Nazioni vedevano gli ucraini come quelli che causavano problemi, mentre noi esortiamo il Papa a vedere che possiamo essere determinanti nella risoluzione di questi problemi.

c) Responsabilità di Putin e responsabilità dei russi

Abbiamo anche accennato al fatto che molti europei compassionevoli commettono il grave errore di cercare di ritenere non responsabili i russi ma si Putin. Sì, la colpa di questa guerra criminale è principalmente della leadership russa tuttavia i crimini di guerra in Ucraina vengono commessi dai soldati russi e anche dal popolo russo, che per la maggior parte approva la guerra, dunque ne è responsabile. Ecco perché amare i russi significa rivelare loro la vera portata dei loro crimini, permettere loro di provare l'orrore di ciò che hanno fatto e accompagnare le loro anime verso un sincero pentimento agli occhi di Dio e delle persone.

d) Armi per la difesa degli ucraini

Sapendo dalla stampa che il Papa fa fatica ad accettare l'importanza della fornitura di armi letali all'Ucraina, gli abbiamo ricordato che l'Ucraina è stato il primo Paese a rinunciare alle armi nucleari. La Russia doveva garantire la nostra sicurezza e integrità territoriale, ma poi ci ha dichiarato la guerra. Nel 2014, l'Ucraina ha ridotto il suo esercito da mezzo milione a 150.000 e ciò ci ha fatto del male. Ecco perché oggi l'Ucraina ha il diritto di difendersi. Il Papa ha confermato che il popolo, come ogni individuo, ha diritto all'autodifesa, altrimenti, quanto accade potrebbe assomigliare a un suicidio

e) Ciò che il Papa rivendica della sua azione in favore dell'Ucraina

Dopo averci ascoltato, il Santo Padre ha preso la parola ed ha elencato tutti i suoi passi compiuti sulla base del suo inequivocabile desiderio di sostenere gli ucraini vittime di questa guerra brutale e ingiusta. Ha ricordato, in particolare, quanto segue:
• il primo giorno di guerra chiamò Zelensky; in seguito fece altre due telefonate;
• è andato all'ambasciata russa per attirare l'attenzione del mondo;
• ha cercato di andare a Mosca per parlare con Putin e chiedere la fine della guerra, ma è stato gentilmente rrespinto;
• più di una volta ha accolto bambini ucraini e fatto appello agli italiani sul loro obbligo morale di sostenere le madri rifugiate ucraine;
• ha inviato due volte cardinali in Ucraina, non perché non volesse andarci lui stesso, ma per dimostrare di essere attento ai problemi dell'Ucraina;
• ha rifiutato di incontrare il patriarca Kirill di Mosca a Gerusalemme, come era concordato in precedenza.

f) Papa: alcuni cardinali studiano la questione della guerra giusta e altro

Al termine del nostro intervento, abbiamo sollevato la questione dell'ambiguità nella dottrina cattolica sui concetti di "guerra giusta" e "pace giusta". Sarebbe importante per il mondo intero se la Chiesa prestasse particolare attenzione a chiarire questo problema. Il Papa ha reagito attivamente a questa proposta e ha convenuto che tale chiarimento era necessario. Si è scoperto che aveva già incaricato alcuni cardinali di approfondire questo argomento.

Uno sviluppo ecclesiale non confermato dalla Santa Sede, eppure ...
Fra l'Ucraina e il Vaticano ci sono situazioni rilevanti non risolte da tanti anni, come ricordò Papa s. Giovanni Paolo II ai membri del Sinodo Permanente della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina nel 2004 dicendo:

"La vostra aspirazione, ben fondata anche nella disciplina canonica e conciliare, ad avere una piena configurazione giuridico-ecclesiale (...) la condivido nella preghiera e anche nella sofferenza, attendendo il giorno stabilito da Dio nel quale potrò confermare (...) il frutto maturo del vostro sviluppo ecclesiale. Nel frattempo voi sapete bene che la vostra richiesta si sta studiando seriamente, anche alla luce delle valutazioni di altre Chiese cristiane." [2]

Valutazioni di altre Chies cristiane? Quali?

Ovviamente il Patriarcato di Mosca che ha sempre detto che nel "territorio russo" (che include l'Ucraina) "ci deve essere un solo Patriarca, quello di Mosca".

Questo passaggio dello sviluppo del processo in questi ultimi anni porta subito a ricordare la Dichiarazione Comune firmata a La Habana, tra Kirill e Francesco, il 12 febbraio 2016 che contiene 4 paragrafi (24, 25, 26 e 27) ritenuti generici, inconcludenti e per niente impegnativi per la Chiesa Ortossa Russa [3]. Da più parti si pensa che la Chiesa Cattolica in questa questione abbia ceduto troppo a Kirill e non abbia capito veramente chi c'era dietro all'interlocutore capo dell'ortodossia russa.

Il Santo Padre, nella conferenza stampa rientrando a Roma, riconobbe apertamente che questa Dichiarazione era un problema, era "opinabile". In concreto sottolineò:

"Il Documento è opinabile su questa questione dell’Ucraina, ma lì si dice che si fermi la guerra e che si vada ad accordi; anche io personalmente ho auspicato che gli Accordi di Minsk vadano avanti, e non si cancelli con il gomito quello che è stato scritto con le mani. La Chiesa di Roma, il Papa ha sempre detto: “Cercate la pace”. A me non dispiace il Documento, così; non dispiace nel senso che dobbiamo rispettare le cose che ognuno ha la libertà di pensare e in quella situazione tanto difficile. E da Roma… Adesso il Nunzio è sulla frontiera dove si combatte, aiutando i soldati, i feriti; la Chiesa di Roma ha inviato tanto aiuto, tanto aiuto lì. E sempre cercare la pace, gli accordi; si rispetti l’Accordo di Minsk…. Questo è l’insieme. Ma non bisogna spaventarsi per quella frase: questa è una lezione, che una notizia la si deve interpretare con l’ermeneutica del tutto, non della parte." [4]

La Russia provocata? Ieri, nel testo della trascrizione dell'incontro di Papa Francesco con i direttori delle riviste culturali dei Gesuiti in Europa, diffuso da La Civiltà Cattolica, abbiamo potuto leggere queste parole di Francesco:

"Quello che stiamo vedendo è la brutalità e la ferocia con cui questa guerra viene portata avanti dalle truppe, generalmente mercenarie, utilizzate dai russi. E i russi, in realtà, preferiscono mandare avanti ceceni, siriani, mercenari. Ma il pericolo è che vediamo solo questo, che è mostruoso, e non vediamo l’intero dramma che si sta svolgendo dietro questa guerra, che è stata forse in qualche modo o provocata o non impedita. E registro l’interesse di testare e vendere armi. È molto triste, ma in fondo è proprio questo a essere in gioco." [5]

Oggi, l'Arcivescovo dei greco-cattolici ucraini, nel suo videomessaggio quotidiano, ha osservato:

"L'aggressione della Russia contro l'Ucraina non è stata affatto provocata. Chiunque pensi che qualche causa esterna abbia provocato l'aggressione militare della Russia, è in preda alla propaganda russa o semplicemente sta ingannando intenzionalmente il mondo". [6]

***

[1] Il sismografo

[2] Discorso di s. Giovanni Paolo II

[3] La Habana - Cuba. Dichiarazione comune Francesco-Kirill

[4] Conferenza stampa del Papa durante il volo di ritorno da Cuba e Messico (2016)

[5] La Civiltà Cattolica

[6] Il sismografo